Google Analytics: statistiche web

June 8, 2008 · Print This Article

google analytics shotConoscere il numero di pagine e di visitatori che frequentano il vostro sito web è importante per migliorane le funzioni e i persorsi tematici, oggi sul web si trovano numerose compagnie, che offrono questi servizi di monitoraggio, alcuni a pagamento altri free. Tra tutti i servizi gratuiti, il migliore, a mio avviso è Google Analytics, che rappresenta una delle tante applicazioni avanzate offerte dal famoso motore di ricerca, come si legge nel blog ideato da TambuGoogle Analytics in 30 secondi“:

Google Analytics nasce nel novembre 2005, quando il prodotto precedentemente noto come Urchin viene rilasciato gratuitamente con un nuovo brand, dopo l’acquisizione da parte di Mountain View. Durante questi anni ci sono state piccole migliorie e grandi milestone, la più nota delle quali viene comunemente detta “GA 2.0“; è la versione che vediamo adesso, con i grafici “ispirati da Indiana Jones” e i report ridistribuiti, la selezione temporale grafica o le cartine geografiche nuove. Negli ultimi tempi però si è notata una accelerazione nell’introduzione di nuove funzioni: un codice di monitoraggio riscritto completamente a oggetti, l’introduzione della comparazione anonima tra siti omogenei e altre migliorie più o meno grandi o più o meno desiderate dagli utenti. In parallelo Google ha introdotto una versione beta privata di MeasureMap per Blogger; MeasureMap era un fornitore di servizi di web analytics mirati ai blogger che riscuoteva un discreto successo, e che poi fu acquistato da Google”.

Google Analytics offre un’ampia gamma di funzioni e vantaggi interessanti per chiunque, dai senior executive e professionisti del settore pubblicitario e di marketing ai proprietari di siti e sviluppatori di contenuti. Possiede tutte le funzioni tipiche di un prodotto high-end per l’analisi dei dati web, con la possibilità di pianificare o inviare rapporti personalizzati “ad hoc” tramite email che contengano esattamente le informazioni che si desidera condividere. Tramite l’analisi approfondita delle visite è quindi possibile creare annunci più efficaci, potenziare le campagne di marketing e creare siti web con tassi di conversione più elevati. Tutto questo gratuitamente. Per maggiori informazioni vi invito a visitate il sito web ufficiale o l’ottima presentazione video, realizzata da IcTv che ho appositamente inserito nell’articolo.

Ma quale futuro aspettarci per Google Analytics? Marco Cilia ha tradotto un articolo di Ian Thomas, frutto di una chiacchierata con Avinash Kaushik all’E-metrics summit.

“La prima previsione di Ian è il rilascio di una API che permetta di accedere ai dati contenuti nei database di Google Analytics, una API eventualmente a pagamento (per non rischiare di sovraccaricare i server con esose e inutili richieste di dati) in grado virtualmente di attingere qualsiasi dato e riprocessarlo in applicazioni terze e nuovi report. Questa previsione si ramifica in due scenari: Google stessa userebbe questa API (e non è detto che in segreto già non lo faccia) e il codice javascript di tracciamento potrebbe diventare uno standard, se permettesse di tracciare variabili a piacimento e successivamente recuperarle richiedendole via API.

La seconda previsione è che questo creerebbe di fatto una nuova industria di strumenti di web analytics di terze parti. Queste nuove aziende non dovrebbero preoccuparsi di pensare a come collezionare e memorizzare i dati in modo che si possano espandere le funzionalità in futuro (lo farebbe Google) e potrebbero concentrarsi sul renderli fruibili attraverso la loro manipolazione. Di contorno, si inizierebbero a vedere “pezzi” di web analytics ovunque ce ne sia bisogno, ad esempio direttamente dentro a CMS o sistemi di e-commerce.

La terza previsione – estrema – si interroga sul perché a quel punto i grossi nomi del settore (Omniture, Webtrends, ecc.) dovrebbero investire ancora risorse nella collezione dei dati, operazione che nonostante tutto ha un costo per i vendor (in termini di banda e server) e per i clienti quando decidono di cambiare piattaforma e non possono travasare i dati pregressi. Adottando lo “standard API” di Google sarebbe più semplice convincere i clienti a cambiare vendor (quindi anche ad abbandonare GA, chiaro) perché si tratterebbe solo di farsi dare accesso ai dati attraverso le API e ricreare nel nuovo strumento i report e la personalizzazioni presenti nel vecchio. Questo permetterebbe anche di risolvere il problema delle installazioni indipendenti di GA da parte di settori periferici delle aziende, problema che i grandi vendor stanno già affrontando. L’utilizzo dell’API Google aggirerebbe questo problema aggregando anche i dati di queste installazioni “dissidenti”. Aspettando nuove notizie godiamoci, nel frattempo le numerose applicazione già messe a disposizione dal team di Goolge.

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